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DOVE VA IL PARTITO DEMOCRATICO?
Dalle elezioni non sono più intervenuto diciamo… pubblicamente, nonostante spunti di riflessioni ce ne fossero, eccome.
Ho sentito e letto opinioni, analisi e anche provocazioni.
Ho preferito non aggiungermi ai cori perché volevo metabolizzare l’accaduto e non mi riferisco solo alla campagna elettorale ma anche al grande lavoro fatto nei mesi prima… dal settembre dell’anno scorso.
Io non ho mai dato un giudizio negativo a quanto successo (nel suo complesso) e non è per eccesso di ottimismo ma perché credo sia riduttivo adoperarsi per forza per trovare una sola causa alla sconfitta elettorale.
Non si può analizzare il risultato elettorale in maniera avulsa da quello che è stato il percorso costituente del PD, né dal disagio diffuso che il centro sinistra ha provocato nella breve vita del governo Prodi (piuttosto sottovalutato), né dal senso di sfiducia che il Paese ha avuto (ed ha tutt’ora) verso la politica (anche e soprattutto la nostra).
Sono molteplici e complesse le cause, hanno radici lontane… semplificare equivale a voler trovare ad ogni costo un capro espiatorio, la solita scorciatoia che serve a dimenticare ogni responsabilità ma non affronta alla radice i problemi.
E direi che ci siamo abbastanza cascati di nuovo!
Ma questo è solo la premessa ad una mia riflessione che vorrei, ora si, condividere.
Trovo molto negativo il clima che stiamo vivendo in questi ultimi tempi, la capacità di distruggere quanto di positivo è stato costruito, la tentazione di ritornare al passato, il solito sentimento autolesionista che pervade e proprio non riusciamo a scrollarci di dosso.
Mi è stato chiesto: “vieni nella corrente?” Rispondo: “no grazie, soffro di cervicale!”
Perdonate un po’ di ironia ma è la verità… in tutti i sensi: le correnti mi fanno male, fisicamente e cerebralmente.
Poi mi hanno precisato: “è solo un’associazione culturale che ha l’obiettivo di portare linfa al partito, non sia mai che possa essere confusa con una corrente!”
Mi sento più sollevato.
Dopodichè prendo atto che proliferano le associazioni culturali; tanti, molti affluenti al grande fiume chiamato PD.
Caspita… ci deve proprio essere un gran bisogno di rappresentare culture o fare cultura, com’è che non me ne ero accorto?
Ogni giorno ne nasce una, non si contano più: white, red, a sinistra, sinistra per, i popolari, persino… i coraggiosi.
C’è anche tanta fantasia nei nomi, molto significativi del tipo di proposta culturale che rappresentano; a volte faccio fatica a distinguerle e le confondo e dire che ho letto quasi tutto di loro perché ne hanno dato, eccome, di notizie ai giornali.
Sarà perché, in fondo, mi sembrano così tutte… uguali?
Dietro di loro, quali promotori, tanti ex di qualcosa: ex ministri, ex dirigenti ds, ex dirigenti margherita, ex segretari di partito, ex capi corrente dei vecchi partiti.
E qui mi viene il primo ragionevole dubbio!
Perché a rileggerli i nomi di questi ex, praticamente tutti (o quasi) hanno ampiamente “goduto” del PD finchè è convenuto; basti pensare all’ampio uso della deroga per la ricandidatura “sicura” in parlamento o al senato, quella che ha garantito la poltrona istituzionale oltre i limiti previsti dal nostro statuto, ovvero i due mandati già svolti.
Sarà una osservazione carognesca ma… l’ho pensata, confesso!
D’altra parte, a riprova di ciò, è singolare constatare che nessuna corrente che conti nasce da chi non è un ex di qualcosa o si è affacciato per la prima volta alla politica aderendo con entusiasmo all’ambizioso progetto politico del PD… oltre tutto tanto atteso da tempo.
Tutti vogliono riaffermare qualcosa che è stato prima non che dovrà essere domani, tanti nostalgici del passato… pochi sguardi verso il futuro.
Tutti parlano di valori da difendere (quasi come se fossero dimenticati), tutti sentono il bisogno di distinguersi, di riconoscersi (ma da chi? da cosa?), di marcare il territorio della politica per… contare di più! E naturalmente, non sia mai, per far crescere il Partito.
Tanti hanno bisogno di crearsi il loro spazio, la loro cerchia di amici, la loro identità al di fuori del PD quasi come se nello stesso non ci fosse modo, tempo e luogo per esprimersi.
Tuttavia, ancora un pò illuso, mi dico: “TANTI AFFLUENTI = GRANDE FIUME”.
Ma dov’è questa piena che travolge il panorama politico italiano, questa voglia di essere fermento vitale del partito, questo immane desiderio di farlo crescere e radicare profondamente nella società?
Dov’è…. se ogni giorno, ogni santissimo giorno, leggiamo, sentiamo, viviamo sulla nostra pelle di militanti le innumerevoli divisioni, le polemiche, i litigi, le critiche ingiustificate e pretestuose, i messaggi più o meno velati al leader Veltroni?
Dove sono le proposte, il lavoro fra la gente, la dedizione e la giusta tensione di un partito che aspira ad avere un consenso nella società?
Possibile che non riusciamo a comprendere che se saremmo più uniti e più forti, se non abdicheremo alla scelta di un partito che supera i conflitti e la frammentazione, se sapremo praticare sempre una politica “costruttiva” anche dai banchi dell’opposizione, questo si che sarà un vantaggio per noi e per il Paese?
A me pare che sia più forte la voglia di distruggere che quella di costruire anche perché è più facile e può rendere di più negli equilibri degli assetti interni al partito.
E torno alle correnti perché ora non ho più dubbi, sono proprio tali… altro che associazioni culturali, non siamo ipocriti!
Altro che affluenti, esse si configurano come veri e propri percorsi paralleli, surrogati di partito che hanno un duplice scopo: quello di prepararsi a qualcos’altro oltre e diverso dal PD (e in questo ci sta il non dichiarato retropensiero che giudica il progetto del PD fallito ancor prima di nascere), e quello di prepararsi ad una resa dei conti ormai annunciata con le prossime elezioni europee.
Ora siamo in tregua, tutti han capito che nel momento in cui Berlusconi è tornato a fare il Caimano non è il momento di contarsi. Ma è tregua armata, fino ai denti… e la verità è che si è aperta una fase che non si sa dove e a cosa ci porterà!
Io vorrei dire con grande chiarezza: non mi piace, non ci sto e non aderisco perché il progetto del PD è uno e uno soltanto e le diverse “culture” che lo animano (compresa quella che non si sente ex di qualcosa e pertanto farà sempre fatica a far parte di un clan) dovrebbero contaminarsi anziché dividersi.
Questa è la vera sfida del PD, quella di sentirsi solo e soltanto democratici e riformisti con tutti i grandi valori e principi comuni che sottindendono all’essere democratici e riformisti.
Non c’era bisogno di fare ReD caro Dalema, il PD è l’unica casa dei riformisti e dei democratici.
Tutte le altre differenze culturali, ammesso che siano così marcate, sono una ricchezza solo nel momento in cui sono messe a disposizione del partito stesso e del suo essere “democratici” e sono una sciagura ogni qualvolta sottolineano la loro presunzione di essere portatrici di verità assolute.
Separati in casa, questa è la verità… senza rendersi conto di essere in questo modo sempre più separati dalla società.
Vorrei essere “controcorrente” ma non è neppure questo il punto; le correnti di pensiero, proprio perché tali, potrebbero essere una risorsa per il partito. Solo che vorrei conoscerli i pensieri, le idee, i progetti, le proposte… ma dove sono?
E poi… sarebbe necessario, nel caso esistessero delle correnti di pensiero, farne delle associazioni (o fondazioni che siano) con tanto di sedi, tessere e simboli?
Un po’ di onestà intellettuale per chiamare le cose col loro nome: la verità è che ci sono solo correnti secondo vecchi schemi della politica che attengono alla gestione del potere e dei quali non riusciamo a liberarci.
E credo che anche noi, nel nostro piccolo corriamo dietro a queste sciocche sirene, perdendo di vista il fine ultimo.
Non sono ossessionato da tutto questo semmai, preoccupato, esprimo con una certa franchezza la mia opinione per dire semplicemente che non è vero che le correnti sono un valore aggiunto al partito, anzi… tolgono, sottraggono energie e tempo… e noi non abbiamo granchè se vogliamo radicarci ed affermarci nella società.
Occasioni mancate e sottratte al confronto, al dibattito, all’elaborazione comune di opinioni condivise, di progetti politici per la nostra città, per la nostra provincia.
Oltre tutto quale coerenza ci trovate con lo spirito, l’entusiasmo, il mandato che ci è stato affidato il 14 ottobre scorso; non credo che il popolo delle primarie avesse in mente questo tipo di partito, non ho mai sentito nessuno dirmi: “andate e moltiplicatevi in mille rivoli!”
Anzi… la grande partecipazione è stata proprio alimentata dallo spirito opposto.
Perciò rivendico il mio diritto alla partecipazione ed al confronto. Volete le correnti, le fondazioni, le associazioni culturali? Non le amo, ma pazienza!
Consideratemi un iscritto, partecipo a tutte nessuna esclusa, salvo che non ci siano preclusioni di sorta del tipo: non sei abbastanza rosso, non se abbastanza bianco, non sei abbastanza popolare o abbastanza di sinistra, non sei abbastanza cattolico o abbastanza laico…
In tal caso farete bene ad escludermi perché, pur essendo abbastanza di tutto questo (ed è la ragione per cui ho scelto il PD) non ho il pedigrée per nessuna di questa identità.
C’è un gran lavoro da fare nel e per il PD e soprattutto nella società.
Questa è l’unica priorità che abbiamo e l’unico “dovere” verso noi stessi e le tante persone che ci hanno dato fiducia.
E noi dobbiamo dimostrare (anche a chi il consenso non ce l’ha dato) che siamo presenti, che abbiamo una visione complessiva della nostra realtà e dei suoi problemi, che abbiamo le idee chiare e proposte concrete, articolate, documentate… che abbiamo la capacità di governare.
E’ l’unica politica che serve!
Siano i forum le nostre correnti, i luoghi dove si fa “palestra” politica, i luoghi dello scambio di opinioni, dove si tessono relazioni, i luoghi della formazione, della informazione, della cultura.
Non abbiamo bisogno di altro e non trinceriamoci dietro la solita scusa del “tanto non funzionano” prima ancora di averci provato (come spesso sento dire); diamo loro obiettivi, metodo, strategie, scadenze. Diamo loro modo di contare, c’è tanta voglia di partecipare… non mortifichiamola con la solita vecchia logica che…. “tanto la politica è per pochi”.
Abbiamo i circoli siano loro i nostri avamposti nella società, luoghi dove si fa la politica delle cose concrete, fra la gente…. Siano lo strumento perché il radicamento possa compiersi davvero.
Ora ci sono le vacanze, usiamole per riflettere sul cosa fare, perché ce ne è una marea di cose da fare e a settembre…. speriamo di mettere una marcia in più.
Buona estate a tutti.
Maurizio Pugliese
PD Asti